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DAVIDE RAVERA

DAVIDE RAVERA

 

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 Info.

A meno di due anni da “Gospel”, Davide Ravera torna con un album che, pur in forte continuità, marca anche un distacco in termini grafici, sonori e poetici dal lavoro del 2015. Ancora con la produzione artistica di Umberto Palazzo, il mastering di Jim Blackwood e Davide Cristiani al mixer, il nuovo e corrosivo “Ramingo” sviluppa al meglio alcune delle potenzialità che il capitolo precedente aveva evidenziato. Si è scelto di andare verso un suono ancora più vero registrando quasi tutto dal vivo in studio, voci comprese, nel giro di poco più di una settimana e lasciando molto spazio all’improvvisazione, come in una lunga jam a tre.
L’opera è completamente elettrica e impreziosita da alcune ricerche sonore di Palazzo che possono lasciare presagire le svolte future; nei mesi scorsi, anche rinunciando a ogni attività live, Ravera ha infatti concluso la scrittura del materiale per altri due album che intende realizzare con la stessa squadra, a comporre una quadrilogia il cui ciclo creativo ha coinciso con drammatici momenti di svolta personale. Non stupisce quindi che il cantautore abbandoni l’allegoria cristiana e l’underworld modenese come unico scenario di una Via Crucis individuale, rinforzando invece la metafora del lupo/uomo già presente in “Gospel” e iniziando un lungo viaggio tra le ferite dell’animo umano.

Pensato all’inizio come un disco sulle origini liguri, “Ramingo” finisce per essere una trama a più voci sulle lacerazioni causate dal rifiuto e dall’abbandono, un racconto in 13 tappe che ritrae un preciso tipo umano incapace, tra l’altro, di vivere in modo adulto le relazioni affettive con altri individui della specie. Il viaggio inizia con “Le radici”, breve prologo che dà un assaggio del caleidoscopio sonoro e dinamico del trio (anche in questo album Davide è affiancato da Alessandro Marchiorri al basso e Riccardo Cocetti alla batteria) rivendicando, nel testo, una sorta di purezza d’animo dello spirito viaggiatore e creativo.

Questa diventa un rabbioso manifesto esistenziale nella successiva title-track, dove violenti riff di chitarra elettrica e un sinuoso tempo reggae si alternano in un’esecuzione primitiva e selvaggia. “L’amore sottile” è una ballata d’amore padano intima e graffiante, colta in diretta sul filo di una batteria spazzolata e di un cantato informale. Il rocksteady di “Come il vento ti dirà”, arricchito da interventi di Umberto Palazzo e dai fiati di Marchiorri, segna un altro cambio di direzione.
Con “Poco sole”, sketch dal sapore vintage, si torna alle alcoliche e nebbiose notti modenesi, fatte di amori impossibili e pericolose sbandate. Anche “Il nostro mare”, lento reggae quasi recitato, è il ritratto di un “quotidiano di provincia” immerso nella routine ma anche nei propri piccoli drammi, estasi e misteri, sullo sfondo di un onirico mare sotterraneo. “Ho iniziato a sospettare di me”, fortunata esecuzione live di un rock-blues acido e ipnotico, ripercorre e sviluppa la tematica di “Ramingo”. “Gli uomini” è invece uno spontaneo quadretto di “coppia irrisolta” caratterizzato da una calda interpretazione del solo Ravera alla voce e chitarra e disturbato dai rumori di Cocetti manipolati da Davide Cristiani.
Il ritmo riprende con “Non so cosa darei”, nervosa confessione sull’ennesima incerta passione, per trovare il suo apice in ”Scarpe nuove”; qui un muro di chitarre distorte riverbera la solitudine di possibili amanti rinchiusi in una bolla di rituale feticismo, incapaci di trovare una direzione o un destino comune. Il senso di smarrimento e fatica sono enfatizzati anche ne “Le vie di Firenze”; in questo brano “à la Nebraska” la voce e la chitarra di Ravera sono accompagnate, in un abbinamento inedito, da droni sonori e frequenze “disintegrate” da Umberto Palazzo con la tecnica della sintesi granulare. Segue “Sentiamoci per lavorare”, energico rock di scrittura tradizionale che suona come un impietoso addio alle notti della “movida” modenese ma anche come un invito a fare tesoro delle esperienze fallimentari. Chiude l’album un brano del 2010, la struggente e labirintica “Dedalo”, cinico ma orgoglioso autoritratto del musicista “on the road”, che qui prende la forma di una lunga jam che si spegne tra i feedback e i vibrati di una chitarra dissonante, come a non volere chiudere alcun discorso.
Chitarrista dalla giovane età, Davide Ravera è un autore e compositore modenese in attività da quasi 20 anni. Manifesto di uno stile estremamente personale sullo strumento (che esclude assolutamente l’uso del plettro e quasi del tutto l’utilizzo di pedali ed effetti), “Ramingo” prosegue il percorso di piena maturità poetica avviato con l’album “Gospel” (2015) e giunto dopo un lungo sodalizio con la fisarmonicista e percussionista Anna Palumbo, gli album “Dr. Dave & Mr. Haze – The 2001 Recordings” (2008, in inglese) e “Bolero” (2010, in italiano), lunghi tour autogestiti e – con l’etichetta Hazy Music – l’organizzazione di piccoli eventi, festival e collettivi di artisti indipendenti, oltre alla co-produzione esecutiva del ritorno della leggendaria Paolino Paperino Band (2013) e del debutto dei pavullesi Monolith (Premio Daolio nel 2014).

Link utili
http://davideravera.com/