Release.
MARQUEZ

MARQUEZ

Promo video.

Info.

Da dove bisogna partire? “Dal punto più drammatico della messa in scena, quando tutti si aspettano che la sceneggiatura abbia uno slancio risolutore verso i tre/quarti della sua durata e invece non succede niente, si può solo guardare sempre più a fondo, fino a scavare dentro a ogni singolo dettaglio del quadro, fino a che se ne riescono a sentire gli odori e non si può che diventarne parte”.

Da qui, da un’urgenza espressiva e compositiva che stringe come un pugno allo stomaco, che esce fuori come un grido di dolore, nasce il nuovo disco di Marquez, moniker con espliciti riferimenti letterari dietro cui si cela il progetto di Andrea Comandini, voce intensa della scena indipendente romagnola. Produttore, compositore e polistrumentista, prima negli anni ’90 con gli MWB (di cui si ricorda in particolare il disco del 1998 Zobia blu, prodotto da Omar Pedrini), e poi dal 2004  completamente calato nel progetto Marquez, con cui Comandini, seppur schivo dal punto di vista mediatico, si fa conoscere e apprezzare dalla critica di settore, pubblicando tre album (L’incredibile storia del malinteso tra il Dottor Poto e la Banda dell’acqua minerale, Il rumore migliore e Figlio del Diavolo) e un EP (L’anno del toro).

A quattro anni di distanza dall’ultima fatica discografica, esce l’11 aprile in una speciale edizione limitata e nei digital store “Lo Stato Delle Cose”, un lavoro autoprodotto, dal sapore intimo e familiare, registrato, entro le pareti domestiche, sulle colline di Cesena.

Come nei suoi precedenti lavori, anche in questo nuovo progetto in studio, la parola e la voce, con la loro forza evocativa, sono centrali. Il songwriting di Andrea Comandini è sempre più lucido e disincantato, intenso e mai banale, dipingendo storie e immagini legate a filo doppio con la sua vita, rivelando tematiche intime, ma sempre universali.

Dal punto della composizione musicale le 13 tracce che compongono “Lo Stato Delle Cose” restano in bilico tra pop e rock e vedono l’alternarsi di ballate melodiche a tratti sofferte (Altrochè Milano, Ballata per questo settembre, Orsa minore), brani rock dai ritmi più graffianti (L’errore più grande, Invisibile), e pezzi dal piglio irruento e incalzante (Il nero denso dentro gli uragani), dove l’intensità lirica è graffiata da incursioni psichedeliche (Sirena muta, Di quando invece provai a volare).

Scritto e composto da Andrea Comandini (voce, piano, chitarre, percussioni, sintetizzatore harmonium), suonato insieme a Michele Bertoni (chitarre, batteria, percussioni, sintetizzatore) – che ha anche curato la produzione artistica – e Fabio Ricci (basso elettrico, contrabbasso, sintetizzatore, harmonium, flauto), questo disco si presenta volutamente in una dimensione dalle sonorità lo-fi ricercata per non snaturarne l’intimità creativa.
E’ un gesto lucido di sfida, malinconico e furioso, da parte dell’autore. Una provocazione, una sorta di rottura rispetto a tutto ciò che è di immediato ascolto e di facile produzione.

Questa rottura viene espressa, a livello sonoro, anche dall’utilizzo dell’elettronica, introdotta già dall’album precedente di Marquez, che ne “Lo Stato Delle Cose” è una componente complementare al progetto musicale.
L’elettronica è rumore, il rumore è rottura, è elemento di disturbo che rompe l’equilibrio fra uomo e natura. E’ il suono della città, il ronzio che ci stordisce mentre stiamo seduti di fronte ai monitor dei nostri “terminali”. “E’ l’esistenza dell’imperfetto, la comprensione dell’errore contro le gabbie serrate di una società voluta dagli uomini, che non rappresenta gli uomini stessi”, spiega Comandini. “La musica mi stringe sotto lo stomaco. La scrittura per me è dolore – continua – È un luogo di verità, ché la verità è dolorosa e il dolore è quanto di più vero ci sia al mondo. È il racconto intimo di me stesso a me stesso, una confessione, è il momento in cui esisto davvero, quello in cui, se sento chiamare il mio nome, io rispondo”.
Lo Stato delle Cose? E’ quindi un rifugio, fatto di minuscoli pezzi di cuore, fegato, polmoni e occhi. Una casa sull’albero. Una barca nel mare in tempesta.

Al disco hanno partecipato anche diversi artisti della scena romagnola, conosciuti e apprezzati anche nel panorama artistico nazionale: Diego Sapignoli (Sacri Cuori, Aidoru, alla batteria e percussioni in “Invisibile”), Enrico Farnedi (Good Fellas, Rico & The Undertakers, arrangiamento archi in “Orsa minore”), Paolo Gradari (64 Slices of American Cheese, Amycanbe, al sax in “Altrochè Milano”), Simone Marzocchi (Teatro delle Albe, Johnny&Mongo, Filomela, 64 Slices of American Cheese, tromba in “Uno scherzo del mare”), Dario Giovannini (Aidoru, pianoforte e sintatizzatore in “Ballata per questo settembre”), Enrico Malatesta (Teatro Valdoca, percussioni in “Su una diligenza”), Gioele Sindona, Teresa Tondolo, Emma Erdas e Viola Mattioni (archi in “Orsa minore”), Luca Comandini (percussioni in “La deriva dei continenti”).

The press.

Aprile 2016 “Calzoni palpitanti” 7 su 10

BLOW UP

Aprile 2016 – “Ottimo Made in Italy”

ROCKERILLA