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MATTEO SACCO

MATTEO SACCO

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“La dolce vita” è il titolo del debutto discografico di Matteo Sacco, un disco che racconta storie di personaggi e di luoghi spesso immaginari lungo un viaggio che ripercorre e descrive la storia personale dell’artista. Le canzoni sembrano emergere inizialmente da una dimensione onirica, a volte quasi surreale, per poi attraversare le forme più concrete della natura, della terra e dell’essere umano. L’anima del disco affonda le sue radici nel cantautorato folk degli anni settanta, risonanze queste che aiutano a comporre un’atmosfera magica che trasporta il pubblico su un tappeto volante dove accomodarsi per ascoltare le storie raccontate dal cantautore.

Oggi, dopo tante esperienze che lo hanno portato in giro per l’Italia, anche e soprattutto in contesti busker, Matteo Sacco ha sviluppato un’attitudine potente che lo spinge a coinvolgere e a travolgere il pubblico dei suoi live. Ha così riunito intorno a se una band di musicisti giovanissimi (Tommaso Dottarelli alle tastiere e synth, Edoardo Fabbretti alla batteria, Glauco Fantini al basso e Marco Massino alle chitarre) che, per il fatto di amare e di conoscere quasi più di Matteo stesso i grandi della musica d’autore italiana, è riuscita agevolmente a penetrare l’essenza delle canzoni aggiungendo contaminazioni rock ed elettroniche, ma nel contempo sempre a suo agio nel cavalcare l’impronta spesso aggressiva, ma anche ironica e romantica, che il cantautore dà ai suoi concerti.

Sulla scia di questa esperienza nasce quindi la registrazione in studio dell’album grazie anche all’apporto di Gabriele “Svedonio” Tardiolo che ne ha curato gli arrangiamenti suonando e registrando nel suo studio le chitarre, il bouzouky e i sintetizzatori presenti nel disco e riuscendo a trovare una sintesi inaspettata e una sobria, ma incisiva, coerenza tra lo spirito del cantautore e quello della giovane band. Un ringraziamento particolare al sassofonista Marco Cocchieri, nel cui studio, Mami Records, è stato inciso il lavoro, ma soprattutto per aver voluto impreziosire col suo sax due brani: La signora Om e L’alchimista.

I brani raccolti in quest’album sono il frutto di un lavoro che Matteo ha portato avanti sin dall’infanzia. Le canzoni sembrano scaturire dalle rime stesse di cui sono composte, come se il suono delle parole desse coerenza al significato dei testi e all’armonia della musica, come se la canzone fosse già contenuta in esse. Proprio come un pop up per bambini, quei libri in cui ogni volta che si gira pagina si aprono delle figure di cartone e che fino al momento in cui non si dispiegano non si sa neanche che ci siano; come un’idea che già esiste in potenza e che solo l’autore può mettere in atto fungendo da catalizzatore.

Sono canzoni nelle quali si respira a volte il profumo dell’Oriente, in altre invece arriva giù fin nello stomaco il sapore più rustico e verace della nostra terra legata indissolubilmente al ricordo del suo passato.