

Kscope presenta
“RADAR”
il nuovo straordinario live-film dei
TesseracT
e la sua colonna sonora
in uscita il 5 dicembre 2025
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Esce oggi il singolo
“Tender (Live At Radar)”
con il suo video
RADAR è il culmine di un percorso quindicennale che ha visto i TesseracT passare dagli esordi underground a diventare una delle forze più vitali della musica metal moderna. In uscita il 5 dicembre per Kscope, RADAR e la colonna sonora RADAR O.S.T. saranno disponibili in vari formati video e audio, tra cui Blu-ray, CD e vinile. Oggi i TesseracT presentano il nuovo singolo “Tender (Live At Radar)” insieme al suo video.
Girato al Radar Festival 2024 di Manchester, il nuovo film concerto immortala la band al culmine della sua carriera, mentre si esibisce davanti a un pubblico che ha fatto il tutto esaurito, regalando una performance destinata a rimanere nella storia.
“An immersive and fantastic experience that exists, fittingly,
deep within its own musical bubble” – CLASSIC ROCK
In uscita il 5 dicembre, RADAR sarà disponibile nei seguenti formati:

Speciale Mediabook con copertina rigida e 3 dischi – include Blu-ray con il film concerto Radar, 2 CD con la colonna sonora completa e un libro di 48 pagine. Disco 1 – Blu-ray con l’elettrizzante film concerto completo di 85 minuti e filmati dietro le quinte, audio Dolby Atmos/5.1/stereo ad alta risoluzione e audio stereo lossless 24/48 + 2 CD con l’audio completo della performance (12 tracce).

RADAR Blu-ray – con l’elettrizzante film concerto live di 85 minuti, filmati dietro le quinte, il video musicale one-shot di “Legion”, audio Dolby Atmos/5.1/stereo ad alta risoluzione e audio stereo lossless 24/48.

RADAR O.S.T. Limited Band Edition “Lagoon Vinyl” 2LP – edizione della colonna sonora originale del film concerto RADAR, doppio vinile e copertina apribile con audio rimasterizzato a velocità dimezzata agli Abbey Road Studios.

RADAR O.S.T. Vinile trasparente arancione 2LP – edizione originale della colonna sonora del film concerto RADAR, doppio vinile e copertina apribile con audio rimasterizzato a velocità dimezzata agli Abbey Road Studios.

RADAR O.S.T. Classic Black Vinyl 2LP – edizione originale della colonna sonora del film concerto RADAR, doppio vinile con copertina apribile e audio rimasterizzato a velocità dimezzata agli Abbey Road Studios.

RADAR O.S.T. 2CD – colonna sonora originale del film concerto RADAR presentata in un cofanetto doppio CD con libretto stampato di 16 pagine.
RADAR tracklist
1. Natural Disaster [07:59]
2. Echoes [04:21]
3. Nocturne [06:17]
4. Tourniquet [05:54]
5. Concealing Fate Part One: Acceptance [08:06]
6. The Grey [05:39]
7. Legion [06:26]
8. Tender [04:51]
9. King [07:11]
10. Juno [06:16]
11. Sacrifice [10:22]
12. War Of Being [12:23]
Raccontano i TesseracT: “I circa 90 minuti sul palco sono stati preceduti da due anni interi di trattative. Discussioni creative e sfrenate sulle idee e un livello di ambizione sempre più elevato sia da parte di Joe del Radar che di Mos dei TesseracT. Cambiamenti di location, cambiamenti di programma, tour promozionali dell’album: nulla di tutto ciò ha ostacolato lo slancio di tutti una volta che il progetto è partito“. La performance raggiunge vette ancora più elevate con l’aggiunta del Choir Noir, guidato dall’indomabile Kat Marsh, la cui impronta è stata fondamentale nel plasmare le parti vocali del capolavoro del 2023 War Of Being.
RADAR e RADAR O.S.T. saranno pubblicati in Blu-ray, Blu-ray + 2CD, vinile nero 2LP, vinile Lagoon 2LP, vinile arancione trasparente 2LP e 2CD il 5 dicembre su Kscope.
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Sull’onda del successo nelle sale
cinematografiche di “Le Città di Pianura”
Krano
presenta il nuovo singolo
“4:03 P.M.”
estratto dalla colonna sonora originale
del film in uscita il 7 novembre per
Maple Death Records
Copertina album “Le città di pianura”
Saldamente in testa alla classifica dei film più visti nelle sale italiane, “Le Città di Pianura” di Francesco Sossai è senza dubbio il film italiano del momento.
Marco Spigariol in arte Krano presenta oggi il nuovo singolo “4:03 P.M.”, terzo estratto dalla colonna sonora originale del film, composta dal cantautore psichedelico veneto e in uscita per Maple Death Records il 7 novembre.
Krano presenta così il brano: “Il titolo fa riferimento a un orologio da muro appeso in cucina e allo stato d’animo che mi suscitava: mi dava fastidio sia per il ticchettìo sia come simbolo del tempo che scorre e quindi decisi di togliere le pile e da allora segna sempre le 16:03. Il pezzo è stato registrato da e con Mauro Da Re“.
Dopo Requiescat In Plavem e Lentius Profundius Suavius, Krano torna con una nuova, inaspettata svolta nel suo viaggio musicale: un monumentale doppio album, la sua prima colonna sonora originale, composta per il film “Le città di pianura” diretto da Francesco Sossai e presentato al Festival di Cannes (nella sezione Un Certain Regard). Un’odissea ironica e nostalgica nella campagna veneta, dove ricordo e irriverenza procedono gomito a gomito, un road-movie ambientato in un paesaggio in continua mutazione, con protagonisti Filippo Scotti (protagonista di ‘È stata la mano di Dio’, film di Paolo Sorrentino), Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla (One Dimensional Man/Il Teatro Degli Orrori), Andrea Pennacchi e Roberto Citran.
“Le Città di Pianura” è stato prodotto da Vivo film con Rai Cinema in coproduzione con Maze Pictures e distribuito da Lucky Red. La colonna sonora di Krano conferma il suo tracciato inconfondibile: un outsider assoluto e insieme una figura chiave dell’underground europeo. Una musica che fonde la desolazione del Piave e le brume della laguna con quel folk psichedelico, rarefatto e visionario, che da sempre connota il cantautore veneto. Un connubio ideale per il cinema di Sossai, commovente e leggero, la musica di Krano narra il “Veneto profondo” cantando in dialetto ma con un sound che evoca la grande stagione del folk americano degli anni ’70, brani che spaziano tra la fluidità di Nashville, il gotico italiano e ballate stregate.

Krano nella foto di Annalisa Lazoi
Esce oggi
il nuovo singolo degli
Hate Moss
“Mentiras”
Cover del singolo “Mentiras”
Dopo l’uscita a giugno dell’EP “Mercimek Days” che sanciva l’inizio della collaborazione con la storica etichetta bolognese Trovarobato, il duo Hate Moss presenta il singolo “Mentiras”, primo estratto dal nuovo album di prossima pubblicazione.
Cantato in spagnolo, “Mentiras” conferma la vocazione apolide di Tina Galassi e Ian Carvalho. Il brano nasce dall’incontro tra elettronica, suoni sudamericani e attitudine post-punk, fondendo mondi lontani in un linguaggio sonoro unico, tra coordinate electroclash, ritmiche serrate, bassi distorti e voci filtrate.
Scritto durante il loro tour in Sud America tra Cile, Argentina e Uruguay, “Mentiras” trae ispirazione dalla lingua e dallo slang assorbiti sui palchi condivisi con numerose band locali.
Questa esperienza diretta ha avuto un impatto decisivo sulla costruzione del brano: attraverso incontri, interviste e scambi con musicisti e produttori del luogo, Hate Moss ha raccolto materiali sonori, vinili e registrazioni che sono poi diventati punti di riferimento nella fase di composizione.
I loop andini, con la loro ripetizione circolare e rituale, si intrecciano ai beat spezzati e aggressivi della cumbia HC punk, generando un paesaggio sonoro in continua tensione tra radice e distorsione, spiritualità e rumore.
Così Tina e Ian presentano questo nuovo brano: “Mentiras critica l’involuzione delle ultime due generazioni, dovuta a un sistema capitalista e neoliberale.
Questo tipo di società ha creato falsi dèi, distorcendo i valori fondamentali e rendendo le nuove generazioni ignoranti e deboli, pronte a credere a qualsiasi menzogna, per quanto incredibile.
Ne deriva un arretramento sociale che cancella le conquiste del secolo scorso — come i diritti dei lavoratori e quelli femministi — facendoci tornare indietro di cent’anni”.
“Mentiras”, disponibile da oggi su tutte le piattaforme digitali, mantenendo l’anima critica e disillusa propria degli Hate Moss, non si limita a descrivere un disagio sociale, ma lo traduce in movimento, vibrazione, corpo: è una denuncia che si trasforma in gesto sonoro dove ritmo, voce e saturazione diventano strumenti di resistenza e affermazione.
Hate Moss nella foto di Liliana Ricci
Torna il cantautore brasiliano
Lucas Santtana
con il singolo
“A História da nossa Língua”
insieme a Gilberto Gil

Dopo quasi tre anni dall’ultimo album in studio O Paraíso, il cantautore brasiliano Lucas Santtana torna con il nuovo singolo “A História Da Nossa Língua”. Il brano, che aprirà il suo prossimo e decimo album in uscita nei prossimi mesi per la label NØ FØRMAT!, vede la partecipazione del grande Gilberto Gil.
“A História Da Nossa Língua” è caratterizzata da un’orchestrazione epica che ripercorre la storia della lingua brasiliana. La lingua è vista come una donna di origini latine (come il portoghese che deriva dal latino volgare) che dal Lazio intraprende un lungo viaggio che la porterà, attraverso l’Oceano sulle caravelle portoghesi, a incontrare in Brasile il popolo dei tupi-guarani, il gruppo etnico indigeno. Durante il suo viaggio, incontra altri personaggi, che rappresentano le lingue che hanno contribuito alla formazione del portoghese e, quindi, del portoghese brasiliano. Tra queste troviamo l’occitano, il celtico, il galiziano, il mozarabico, le lingue africane e il tupi-guarani. La canzone evoca parole indigene che fanno parte della vita quotidiana e della cultura brasiliana, come Itapuã, Ipanema, Maracanã, capoeira, ecc… Nel ritornello viene posta la domanda: “Che lingua è questa? Questa lingua è brasiliana!”. Il brano si ispira al saggio “Latim em pó” (in italiano “Polvere di latino”) di Caetano Galindo e vede la partecipazione del grande maestro Gilberto Gil, attualmente membro dell’Accademia Brasiliana de Letras.
BIO
Nato nel 1970 a Salvador de Bahia, figlio di Roberto Sant’Ana, leggendario produttore dei tropicalisti (Gilberto Gil, Caetano Veloso e lo zio di Santtana, Tom Zé), Lucas Santtana è stato chiamato da Gil e Veloso a suonare in Tropicalia 2 e da Gilberto Gil nel suo Unplugged, prima di affrontare l’electro-rock di Chico Science e Naçao Zumbi (Manguetown). Nel 2000 pubblica il suo primo album, Eletro Ben Dodô, continuando a scrivere canzoni per le star della MPB, da Marisa Monte a Daniela Mercury e Céu ecc.
Nel 2011, Lucas Santtana si è fatto conoscere in Europa grazie all’etichetta britannica Mais Um Disco! che ha presentato l’artista al noto DJ Gilles Peterson che lo ha suonato intensamente nel suo programma radiofonico Worldwide sulla BBC. Nel 2014, Santtana ha firmato con l’etichetta francese NØ FØRMAT!che lo ha aiutato ad accedere al mondo francofono. L’ultimo suo album O Paraiso (2023) lo ha visto collaborare con Flore Benguigui (L’Imperatrice) e Flavia Coelho.

Foto di José de Holanda


The Pineapple Thief
presentano la monumentale antologia
“Retracing Our Steps”
8 dischi che celebrano la band
dal 2007 al 2014
in uscita il 12 dicembre per Kscope
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“Retracing Our Steps” include 7 CD
con audio remixato da Bruce Soord
e remasterizzato da Steve Kitch,
1 Blu-Ray con Dolby Atmos/5,1 DTS-HD
MA/24/48 Mix Stereo e un libro di
76 pagine con copertina rigida
Retracing Our Steps è un ritorno al cuore pulsante degli anni più formativi dei Pineapple Thief e abbraccia gli album What We Have Sown (2007), Tightly Unwound (2008), Someone Here Is Missing (2010), All The Wars (2012) e Magnolia (2014). In uscita il 12 dicembre 2025 per Kscope, questa raccolta di 8 dischi contiene rarità, reinterpretazioni acustiche e nuovi mix stereo e immersivi, che tracciano l’evoluzione della band attraverso un capitolo fondamentale della sua storia.
Ogni registrazione è stata remixata e rimasterizzata nel 2025 da Bruce Soord (remix) e Steve Kitch (rimasterizzazione). L’ottavo disco, il Blu-ray, amplia questa nuova visione con Dolby Atmos, surround 5.1 e mix stereo ad alta risoluzione, dando nuova vita ai brani classici.
I dischi di “Retracing Our Steps”
1. What We Have Sown (2007) 2025 Mix – Includes 3 bonus tracks, ‘You Sign Out’ (2025 Mix), ‘Before It Costs Us’ (2025 Mix) and ‘Well, I Think That’s What You Said?’ (Alternate Version, 2025 Mix)
2. Tightly Unwound (2008) 2025 Mix
3. The Dawn Raids (2009) 2025 Mix + rarities
4. Someone Here Is Missing (2010) 2025 Mix + Show A Little Love EP 2025 Mix
5. All The Wars (2012) 2025 Mix – Includes 3 bonus tracks, ‘You Don’t Look So Innocent’ (2025 Mix), ‘What Are You Saying?’ (2025 Mix) and ‘Every Last Moment’ (2025 Mix)
6. Magnolia (2014) 2025 Mix – Includes 2 bonus tracks, ‘The Fins Fan Me’ (2025 Mix) and ‘Steal This Life’ (2025 Mix)
7. The Acoustic Versions
8. Blu-Ray (Dolby Atmos, 5.1 DTS-HD + MA/24/48 Stereo mixes of all tracks)
Oltre agli 8 dischi, Retracing Our Steps include anche un libro di 76 pagine con copertina rigida scritto dalla celebre giornalista musicale Polly Glass (Classic Rock, Prog), che raccoglie ricordi inediti e la corrispondenza personale tra Soord e il suo amico di lunga data e devoto fan Peter Clemens. Attraverso nuove riflessioni, interviste e fotografie, Bruce rivisita le lunghe notti e le piccole vittorie, le amicizie e i quasi incidenti, e le innumerevoli difficoltà che hanno plasmato la loro musica.
I Pineapple Thief sono stati fondati nel 1999 dal loro autore principale Bruce Soord e da allora hanno pubblicato un totale di 16 album in studio, 6 EP e diversi album live e compilation. La formazione attuale include Gavin Harrison dei Porcupine Tree e King Crimson, entrato a far parte del gruppo in pianta stabile nel 2018 con l’album Dissolution. Nel febbraio 2024, i Pineapple Thief hanno pubblicato l’acclamato It Leads To This, che ha raggiunto la prima posizione nella classifica rock britannica e la seconda nella classifica degli album indipendenti britannici.
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I Gazpacho nella foto di Nina Krømer
I norvegesi
Gazpacho
presentano il nuovo singolo
“We Are Strangers”
estratto dall’album
Magic 8-Ball
in uscita il 31 ottobre per Kscope
I progger norvegesi Gazpacho pubblicheranno il loro attesissimo dodicesimo album in studio Magic 8-Ball, il 31 ottobre per Kscope. Oggi la band presenta il secondo singolo “We Are Strangers” insieme a un lyric video della canzone.
La presenta così il cantautore e tastierista Thomas Andersen: “We Are Strangers è nata durante una jam session in cui stavamo sperimentando alcuni giri che trovavamo interessanti, quei momenti in cui una scelta giusta può giustificare notti in bianco a provare.
Dato che la canzone parla del destino e di come esso si manifesti in modo casuale per cambiare tutto, quella ricerca sembrava perfetta. I nostri destini sembrano vagare fino a quando non si compiono in modo casuale, nel bene o nel male. Il destino ha mille volti e ci coglie di sorpresa, cambiando tutto in un batter d’occhio. Una telefonata notturna, il risultato di un esame, un biglietto della lotteria. Tutti destini sconosciuti fino a quando non lo sono più.
Una volta finita, ci siamo chiesti se We Are Strangers potesse essere considerata una canzone dei Gazpacho e se suonasse un po’ come se i Rush avessero fatto a pugni con Godzilla. Dopo averci pensato, abbiamo deciso che la risposta a entrambe le domande era: ‘Certo che sì’“

Il titolo dell’album, Magic 8-Ball, si ricollega all’idea di casualità e inevitabilità. Come cercare di ottenere risposte che sai già e ripetere questa azione all’infinito. L’idea di infinito è centrale. Queste storie si ripetono in tutto l’album. Forme diverse, stessi schemi che trovano sempre una via di uscita.
Musicalmente, l’album rimane fedele all’essenza dei Gazpacho. Dilatato, stratificato ed emozionante. Ma più concentrato. Nessun contenuto superfluo. Solo otto storie raccontate con chiarezza e tensione. L’album è stato mixato da Thomas Juth (a-ha/Elton John/Paul McCartney/Cat Stevens) e masterizzato da Hans Olsson alla Svenska Grammofonstudion Mastering.
“una delle più grandi band che la scena del prog-rock abbia mai visto“
REBEL MUSIC

Gazpacho – Magic 8-Ball
1. Starling [09:12]
2. We Are Strangers [04:47]
3. Sky King [05:02]
4. Ceres [03:22]
5. Gingerbread Men [07:10]
6. Magic 8-Ball [03:10]
7. Immerwahr [07:41]
8. The Unrisen [06:12]
Ampiamente considerati come uno dei gruppi più innovativi della musica progressive contemporanea, i Gazpacho si sono conquistati una fedele fan base grazie alla loro miscela unica tra art rock e narrazione cinematografica. Dopo il loro capolavoro del 2007 Night, acclamato dalla critica, e lo straordinario Demon (2014), il gruppo ha costantemente ampliato i confini della musica progressive.
La band è andata in tour con leggende come i Marillion, ha suonato davanti a un pubblico devoto in tutta Europa rivelandosi artisti non solo abili a dar vita a concept album coinvolgenti, ma capaci sempre di colpire al cuore il loro pubblico.
I Gazpacho sono:
Thomas Andersen – keyboards, programming
Jan-Henrik Ohme – vocals
Jon-Arne Vibo – guitars
Mikael Krømer – violin, additional guitars
Kristian “Fido” Torp – bass
Robert R Johansen – drums
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Con il suo ultimo album da solista
LEMA
Paolo Angeli
è in corsa per i
Grammy Awards
Copertina dell’album LEMA
LEMA, quattordicesimo album da solista di Paolo Angeli, è in corsa per i Grammys Awards come Best Alternative Jazz Album. Inoltre, ben quattro dei brani del disco sono stati accreditati dalla Recording Academy in differenti categorie: Conca Entosa come Best Jazz Performance, Sciumara come Best Global Music Performance, Mavì come Best Instrumental Composition e Nakba come Best Alternative Music Performance.
Da sempre la musica di Angeli definisce una sorta di genere musicale a se stante, basato sulla chitarra sarda preparata. Questo strumento-orchestra di sua invenzione, ibrido tra chitarra baritono, violoncello e batteria, è attualmente dotato di 25 corde, martelletti come il pianoforte, eliche per la realizzazione di bordoni, ponti mobili e innesti – che evocano il suono dell’arpa, kalimbe elettriche, kora e sitar – e può essere suonato in pizzicato, con l’archetto e in funzione percussiva.
Grazie a un approccio innovativo, Paolo Angeli – tra muri di suono avant-rock, adagi desert, compás del flamenco, arcate mediorientali, evocazioni del minimalismo – ha coniato una poetica ibrida che gli ha permesso di rinnovare con autorevolezza il linguaggio chitarristico contemporaneo, innestando su questa una vocalità che si nutre sia tradizione che di controcultura urbana. Angeli trasmette una poetica che si muove tra la tradizione e l’avanguardia, tracciando le coordinate di un’immaginifica nuova musica contemporanea radicata nel mediterraneo.
Questo riconoscimento della Recording Academy, che potrebbe approdare a una nomination, premia la parabola artistica del musicista sardo, che si esibisce negli Stati Uniti fin dai primi anni del 2000 e che vanta concerti in sale di culto come Carnegie Hall di New York, SF Jazz di San Francisco e Kennedy Center di Washington.
L’album LEMA sta avendo un grande risalto ed è in programma per il prossimo anno un nuovo tour nazionale che partirà a fine gennaio, prima di tornare nuovamente per una serie di concerti negli Stati Uniti.
Nei prossimi giorni sarà possibile ascoltare la musica di Paolo Angeli alla Festa di Radio 3 (Bolzano 24 ottobre) e al Premio Tenco (Sanremo 25 ottobre), dove interpreterà il brano NAKBA, basato sulla poesia del poeta Palestine Refaat Alareer – morto nel 2023, insieme al fratello, alla sorella e ai suoi tre figli in un attacco aereo israeliano – a cui verrà data una targa postuma.

Paolo Angeli live a NY nella foto di Alejandro Lopez
Emanuele Coggiola
rompe il silenzio con
il suo nuovo singolo
“Essenziale”
Cover del singolo “Essenziale”
Dopo tre anni di silenzio, il cantautore toscano Emanuele Coggiola torna con il singolo “Essenziale”, primo estratto dal nuovo album “Absentia Essentia” prodotto dal producer Renato D’Amico, in uscita a dicembre per Atomo World.
“Essenziale” è un brano intimo e luminoso, che unisce immagini poetiche e suggestioni visive e sonore per una ricerca di leggerezza e verità. Attraverso un linguaggio semplice ma evocativo, il testo racconta il bisogno di tornare a ciò che conta davvero: la natura, i ricordi, la purezza dello sguardo di un bambino.
Le sonorità sono ricche e sognanti; il pianoforte e gli elementi elettronici si fondono in un sound spesso e tridimensionale; l’interpretazione è morbida e sentita.
La canzone si muove tra malinconia e speranza, tra la fatica del quotidiano e il desiderio di elevarsi oltre i limiti, fino a sfiorare una dimensione sospesa, quasi spirituale. I paesaggi mediterranei – gli ulivi, le nuvole, il mare – diventano scenari interiori, specchi di un viaggio personale che si fa universale.
“Essenziale” non è solo una canzone, ma un invito ad abbandonare il superfluo e ritrovare il cuore pulsante delle cose: ciò che rimane quando tutto il resto svanisce.
Emanuele Coggiola è un artista poliedrico, profondo e riflessivo. La sua musica intende dare voce all’emotività e alla fragilità dell’essere umano, esplorando il senso dell’esistenza e le connessioni tra l’uomo, la natura e il mondo che lo circonda. Il suo linguaggio sonoro si muove con naturalezza tra atmosfere delicate e sognanti e momenti più energici e trascinanti. Il segno che rimane è un senso di catarsi e, al tempo stesso, di riconciliazione.
Songwriter e musicista fiorentino, ha iniziato come batterista e membro fondatore dei Luciferme, con cui ha inciso cinque album, che hanno portato una fusione originale tra rock e tradizione italiana e calcando palchi importanti come quello di Sanremo.
Successivamente Emanuele intraprende un percorso solista inaugurato nel 2010 con Quiete Apparente, co-prodotto con Giovanni Gasparini: un lavoro intimo che esprime appieno la sua visione artistica. Ha dato vita a progetti acustici dedicati a De André, Battisti e Fossati, e ha collaborato con Massimo Altomare nel progetto Orkestra Ristretta nel carcere di Sollicciano.
Negli anni 2020 la sua ricerca trova nuova linfa: produce il visionario Coriandoli di Neve di David Iozzi e realizza Dopo la Pioggia, album maturo e intenso incentrato sull’elaborazione del lutto sentimentale. Qui dolore e fragilità si trasformano in un inno alla rinascita, in cui il cantautorato italiano si intreccia a sonorità pop-rock, creando atmosfere suggestive e cariche di emozione.
Alla fine del 2025 esce Absentia Essentia – la “mancanza di essenza” – in collaborazione con il produttore Renato D’Amico. Un richiamo urgente a tornare al cuore delle cose, a non disperdersi nell’effimero ma a cogliere la linfa nascosta di ciò che ci circonda.

Emanuele Coggiola nella foto di Damaridea
Banadisa
presenta
“Mattina Riluce”
il nuovo singolo che anticipa l’album
Inumana Canicola Padana
in uscita per
Trovarobato e La Tempesta Dischi

Cover del singolo “Mattina Riluce”
Il musicista polesano Banadisa presenta “Mattina Riluce”, nuovo singolo estratto dall’album Inumana Canicola Padana in uscita il 14 novembre per Trovarobato e La Tempesta Dischi, dopo le prime due fortunate anticipazioni “Inumana Canicola Padana” e “Amòr!”.
Banadisa racconta il nuovo singolo: “La luce di una mattina tiepida. Un risveglio confuso e pesante di un corpo ancora steso a letto. E’ il preludio a un tonfo nel petto, un eco d’ansia e il bisogno di avere un amico vicino. Mattina Riluce è l’inizio di una giornata che dobbiamo solo lasciar passare.
Amico, ti cerco“.
Il brano musicalmente si sviluppa lentamente, come un risveglio, tra voci sussurrate e incastri di percussioni minimali sospese sui fruscii dei nastri, derivanti dalla lavorazione del sound marcatamente lo-fi ed analogica eseguita da Banadisa e dal produttore Fed Nance, culminando, attraverso un progressivo crescendo, in un finale elettronico, luminoso, fluttuante, che trova nel beat anche una velata contaminazione danzereccia.
Inumana Canicola Padana: una frase tratta da “Racconti ritrovati del Po” dell’etnografo Roberto Roda che Banadisa sceglie come titolo del suo secondo album. Un’espressione che sintetizza in modo figurativo il senso della sofferenza, della fatica, di qualcosa che opprime e grava inesorabile sul corpo e sullo spirito: una tematica trasversale che attraversa molti brani dell’album e ne connota l’essenza.
Protagonista e sfondo di ogni racconto è il paesaggio naturalistico del Polesine, terra del basso Veneto a cavallo del fiume Po, di cui Banadisa è originario. Un territorio pianeggiante, sconfinato, metafisico, quasi sospeso nel tempo. Le storie prendono vita attraverso questo paesaggio, che da semplice cornice diventa elemento narrativo fondamentale.
Siamo abituati a pensare al nordest come a un territorio privo di fascino ancestrale, un luogo dove la narrazione contemporanea del Prodotto Interno Lordo, della piccola e media industria, delle auto di grossa cilindrata nei garage dei capannoni ha soppiantato gli universi magici, esoterici, maligni o benigni che siano. Resta solo un cattolicesimo pragmatico, fatto di cemento armato e contabilità. Il nordest diventa così un posto senza luogo e senza paesaggio, uno sprawl infinito dove i paesi hanno le difficoltà delle città e le città i limiti dei paesi, in estate come in inverno.

Banadisa nella foto di Piera Masala
Krano
annuncia l’uscita della
colonna sonora del film
Le città di pianura
il 7 novembre per
Maple Death Records
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“Workaholica”
è il nuovo singolo
Copertina album “Le città di pianura”
In occasione dell’uscita nelle sale cinematografiche del film di Francesco Sossai “Le Città di Pianura”, dopo il primo singolo “Ti”, Marco Spigariol in arte Krano presenta “Workaholica”, secondo estratto dalla colonna sonora originale del film, composta dal cantautore psichedelico veneto e in uscita per Maple Death Records il 7 novembre.
Dopo Requiescat In Plavem e Lentius Profundius Suavius, Krano torna con una nuova, sorprendente deviazione nel suo percorso musicale: un kolossal doppio album, la sua prima colonna sonora originale, scritta per il film “Le città di pianura” diretto da Francesco Sossai e presentato al Festival di Cannes (Un Certain Regard). Un viaggio scanzonato e malinconico attraverso la campagna veneta, dove memoria e irriverenza viaggiano fianco a fianco, un road-movie ambientato in un territorio in piena trasformazione, con protagonisti Filippo Scotti (protagonista di ‘È stata la mano di Dio’, film di Paolo Sorrentino), Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla (de Il Teatro Degli Orrori), Andrea Pennacchi e Roberto Citran. “Le Città di Pianura” è stato prodotto da Vivo film con Rai Cinema in coproduzione con Maze Pictures e distribuito da Lucky Red.
La colonna sonora di Krano prosegue il suo percorso unico: un outsider totale e al tempo stesso una figura di riferimento dell’underground europeo. Una musica che intreccia la desolazione del Piave e le nebbie della laguna con quel folk psichedelico, sospeso e allucinato, che da sempre caratterizza il cantautore veneto. Un incontro perfetto per la visione cinematografica di Sossai, toccante e spensierata, la musica di Krano racconta il “Veneto profondo” cantando in dialetto ma con con un suono che richiama la grande tradizione del folk americano degli anni ‘70, brani che oscillano tra la scioltezza di Nashville, il gotico italiano e ballate stregate.

Krano nella foto di Annalisa Lazoi