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ENRICO GABRIELLI

ENRICO GABRIELLI

 

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 Info.

Uscito in anteprima a fine agosto per tutti gli abbonati della 19’40”, l’opera di Enrico Gabrielli, La milleundecima notte, uscirà in digitale e formato fisico il 30 settembre 2026.

Questa è la 30esima uscita di 19’40’’, la penultima in formato fisico prima che la collana anti-classica passi al digitale dopo 10 anni esatti di vita

La milleundecima notte iniziò nel 2002. Erano gli anni intensi dei Mariposa, di Trovarobato, del Magazzeno a Bologna. Con Sergio Giusti, fratello di Gianluca (tastierista nei Mariposa), Enrico Gabrielli decise di provare a partecipare al concorso internazionale di composizione per opere da camera “Orpheus” di Spoleto del 2005. Ma la partitura non venne completata in tempo per essere sottoposta

Il libretto fu scritto da Sergio Giusti nel lontano 2002 ma ambientato in una Baghdad sotto assedio di qualche anno dopo (il 10/11/2005). Dunque, la gestazione di questo lavoro ha coperto un arco di circa 24 anni.

Il progetto in origine prevedeva un gruppo cameristico tradizionale. Ma, negli anni, la contingenza ha vinto sull’astrazione e alla fine compositore e polistrumentista si sono sovrapposti in studio di registrazione. Ore ed ore di sovraincisioni febbrili hanno costituito un inedito suono che comprende di fatto solo tastiere e fiati. Sul testo in metrica di Giusti, la musica di Gabrielli è un graduale procedere verso la rottura del ritmo e della forma. 

La trama

10/11/2005, una sera durante il conflitto in Iraq: in una corsia d’ospedale a Baghdad i due militari USA, Tenente Brod e Colonnello Crow, incontrano un mendicante cieco che si chiama Insh’allah a cui chiedono i documenti (“Dispiace disturbarla anche a quest’ora”). Lui dice di non averli e di non avere più alcun nome. Loro insistono e lui si vede costretto a raccontare la sua storia (“Conobbi un greco e respirai l’odore”). Un tempo era un ricco Mercante convinto che il libero arbitrio fosse una condizione imprescindibile. Un giorno ricevette la visita di Iblîs, figura diabolica della tradizione islamica. Lei promise la gioia dell’amore carnale ma lo fece giurare, su chi tutto ha in potere, di essere completamente libero di scegliere (“Mirabile gioiello dell’amore”). L’uomo dopo aver giurato e consumato l’atto sessuale, venne catapultato in uno strano luogo con centoundici porte (“Questo mi ferisce gli occhi”). Voci impalpabili, denominate L’Altro, tramarono una serie di trabocchetti logici per mettere alla prova l’applicazione del libero arbitrio professato dal Mercante: solo una delle centoundici porte condurrà alla salvezza, le altre invece a morte certa. Ma, appunto, sua sarà la facoltà di decidere quale delle porte aprire (“Invero è assurdo”). Impazzendo e disperando il Mercante rimase dentro a quel luogo gran parte della sua vita, in attesa di trovare una soluzione. Finché, divenuto ormai cieco, capì che la libertà è un’eterna prigionia del libero arbitrio. E a quel punto le porte si assottigliarono fino a divenire una sola (“Per qual movente”).
La storia si conclude nella corsia dell’ospedale mentre i due militari assistono attoniti ad una crudele risata di Insh’allah (“Così compresi”).

Quante cose si possono fare in 24 anni? Quante tele di Penelope si possono tessere? Quante guerre, da allora, ancora persistono in Medio Oriente?
La fonte di ispirazione fu il bellissimo racconto di Michael Ende tratto dalla raccolta omonima “La prigione della libertà”.
Si inizia con un’Introduzione strumentale, dove le misteriose voci de L’Altro sembrano affacciarsi nel buio salendo per un ciclo di quattro accordi lungo un circolare climax tonale.
La Scena 1, parte 1, rende indirettamente omaggio a Nixon in China, celebre opera di John Adams (spunto non casuale visto che si parla anche qui di Americani in suolo altrui che non comprendono il luogo in cui sono). La Scena 1, parte 2 era nata come romanza pianistica di tutt’altra destinazione ma adesso acquista la funzione di presentazione del personaggio protagonista in un continuo inciampo melodico. Nella Scena 2 si entra dentro l’interno di una ricca abitazione, intrisa di fumi inebrianti, stoffe preziose e morbidi giacigli: fuori il mercato di Baghdad e il suo vociare.
Dalla Scena 3, parte 1 si penetra nel cuore dell’opera: la stanza delle centoundici porte. L’impianto pseudo tonale è disciolto. Vengono reiterati moduli e permutati grappoli di note su cui si stende il drammatico dialogo tra l’attonito Mercante e la coralità falsata de L’Altro. La scelta della vocalità non lirica di Vincenzo Vasi conferisce a tutta questa parte un andamento fortemente teatrale, quasi musical. Alla fine della Scena 3, parte 3 la presa di coscienza di Insh’allah si trasforma in una melodia che utilizza l’impianto dell’Introduzione disgregato e spurio però dalla presenza de L’Altro.

La Scena 4 si riallaccia direttamente all’inizio ma stavolta l’incedere presenta inciampi: le differenze dei tratti psicologici tra il Tenente Brod (stupidamente solerte) e il Colonnello Crow (ambiguamente comprensivo) sono qui evidenti.
Mentre i militari se ne vanno dal corridoio, l’opera si chiude con una risata inquietante e liberatoria di Insh’allah. Così come Dio vuole.

Enrico Gabrielli

Una gestazione lunga si avvantaggia a volte di una certa circolarità degli eventi. L’occasione che ha generato l’idea de La milleundecima notte si è riproposta oggi con un tempismo quasi destinale: la tentazione di imprimere all’altro la propria visione del mondo tramite una tecnologia soverchiante, che nella sua versione più estrema e narcisista si fa bellica, non sembra mai passare di moda. Due Guerre del Golfo a distanza di dodici anni lo dimostrano, riattualizzando doppiamente l’inattuale di questa novella, che sembra metafora della lotta fra fede e ragione ma si muove ben oltre. Insh’allah esplora una dimensione che i due ufficiali non possono comprendere perché manca loro l’esperienza liminale da lui vissuta, donandogli occhi diversi da quelli ottico-prospettici della ragione astratta e calcolante. La stanza dalle centoundici porte, però, non è un luogo di resa ma nemmeno di abbandono alla fede, è un luogo di agnizione. Il Mercante per la prima volta si riconosce, si svela a sé stesso e procede a un distacco che solo apparentemente riguarda le cose terrene. Non è un semplice affidarsi a Dio ma un riconoscersi come soggetto perennemente sulla soglia di sé stesso, anche e soprattutto quando tutte le porte e le loro opzioni di scelta sono sparite. Imparare a vivere in limine, questa è la condizione che lo rende mendicante impermeabile alle minacce razional-burocratiche del tenente Brod e pure alla disponibilità politicamente corretta del colonnello Crow. Il suo nuovo nome in forma di locuzione fatalista dice in realtà che lui non è più Uno ma è un Altro, prima che di un Altro: un soggetto ormai consapevole dell’incontro, sempre mancato eppure sempre fungente, con il labirinto delle identità cangianti e sovrapposte. In questo è molto più contemporaneo dei suoi supposti tecnologici inquirenti, sembra infatti essere incappato in una sorta di no clipping ante litteram, una backroom per come poteva essere immaginata in un’antica storia sapienziale, dove perdersi in una perturbante teoria di soglie, uguali ma diverse, lo pone di fronte al caleidoscopio di specchi che sempre di nuovo e di più si cela dietro la domanda del chi sono: la risata che chiude l’atto unico è la risposta beffarda e all’apparenza inarticolata che ci viene incontro rimbombando fra le corsie deserte e standardizzate dell’ospedale. Insh’allah ci ride in faccia, la sua faccia. Una delle troppe.
Sergio Giusti

Questo album è realizzato nell’ambito di SunER, progetto di ARCI Emilia-Romagna sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna ai sensi della L.R. 2/2018, con la collaborazione di Emilia-Romagna Music Commission. che ha già prodotto negli scorsi anni Stefano Pilia, James Jonathan Clancy, Motel Chronicles (Corrado Nuccini, Emidio Clementi) e Bono / Burattini. 

CREDITS

La milleundecima notte
Opera in un atto su libretto di Sergio Giusti e su musica di Enrico Gabrielli

Vincenzo Vasi:
Il mendicante cieco Insh’allah/Il Mercante
Lorenzo Esposito Fornasari:
Colonnello medico Francis Crow
Tenente Maximilian Brod
Francesca Biliotti:
Iblîs, il Mendace
Enrico Gabrielli:
L’Altro

Enrico Gabrielli: flauto, flauto contralto, clarinetto, clarinetto basso, sax alto, sax baritono, piano, piano Wurlitzer, piano Rhodes, Eko Tiger organ, Gem organ, Hohner clavinet, Casio Portasound, Microkorg, glockenspiel, drum machine, percussioni, voci, field recordings.

Registrato e missato a Lo Studio Spaziale di Bologna da Roberto Rettura a partire dal 2009.
Missaggio concluso il 6 luglio 2026 alle h 18.35

Disegni di Enrico Gabrielli  (GARDALI QUI)
Note di Sergio Giusti ed Enrico Gabrielli
Ufficio stampa A Buzz Supreme
Realizzato nell’ambito del progetto SunER – azione Creatività, con il contributo della Regione Emilia-Romagna ai sensi della L.R. 2/2018.

Supporto editoriale: Samantha Parrello
Layout: Eugenio Crippa

19’40’’
De Gennaro, Gabrielli, Fusaro, Corti

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