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SIMONE FARACI

SIMONE FARACI

 

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 Info.

[ˈfʊ.mu] è il nuovo album di Simone Faraci che conclude il ciclo di ricerca iniziato in studio con Mføku e sviluppato dal vivo con Xiamma. Se i due lavori precedenti hanno indagato la percezione del tempo, la memoria e la trasformazione della forma musicale, questo nuovo capitolo torna allo studio per raccogliere ciò che è rimasto sospeso lungo quel percorso: materiali marginali, intuizioni non risolte, tracce che non avevano ancora trovato un luogo.

Il disco prende forma attorno all’idea di residuo. Residuo come deposito, come stratificazione, come ciò che rimane dopo un processo di sottrazione. Questi frammenti si presentano come metafonie provenienti da un mondo infero, uno spazio simbolico e psicologico in cui affiorano elementi profondi, talvolta pre-razionali. Qui la relazione del musicista con l’entroterra siculo, terra di miniere e di cavità, resta un riferimento implicito. Ne emerge una geografia interiore, sotterranea e psichica.

Dal punto di vista sonoro, [ˈfʊ.mu] si colloca in una dimensione rarefatta e instabile. Il tempo non segue uno sviluppo lineare: procede per soglie e arresti. A tratti può esplodere in momenti imprevedibili di intensa energia sonora, altrove si adagia in stati di attesa, in cui il fluire temporale si distende in una contemplazione quasi immobile. Le superfici sonore sono sottili, mobili, attraversate da micro-variazioni che modificano lentamente l’ascolto. È un lavoro liminale, costruito più sulla persistenza che sullo sviluppo.

I brani sono identificati esclusivamente attraverso titoli in scrittura IPA. Questa scelta non ha una funzione linguistica descrittiva, ma opera come riduzione alla forma più nuda della nominazione: il suono della parola privato del suo involucro grafico. Una modalità coerente con la natura del disco, che tratta il materiale musicale come qualcosa che affiora da strati profondi, prima di assumere una forma stabilizzata.

[ˈfʊ.mu] non chiude il ciclo come una sintesi: le sue tracce tornano alla superficie portando con sé la memoria del loro passaggio attraverso gli strati più bassi.

Tra i riferimenti di [ˈfʊ.mu] si riconoscono David Toop, per le atmosfere sospese e la dimensione materica del suono; Taylor Deupree e William Basinski, per il lavoro su ripetizione, memoria e decadimento; Oneohtrix Point Never e James Ferraro, per alcuni elementi stilistici del sound design; Aphex Twin, per la decostruzione del drumming; John Zorn, per l’approccio radicale e la costruzione formale a blocchi; Bernard Parmegiani e Denis Smalley, per un’idea plastica del suono derivata dalla musica acusmatica.

[ˈfʊ.mu] – Track by Track

  1. /ˈtʃra.sɪ/ Si apre su un paesaggio sonoro urbano in cui il tempo non procede in modo lineare. La materia sonora sprofonda lentamente, quasi senza che l’ascolto se ne accorga. Emergono glitch e frammenti musicali, segnali instabili che conducono alla rottura di una soglia. Lo spazio finale è rarefatto: residui di una melodia pianistica galleggiano come resti di una forma precedente.
  2. /ˈmpirnu/ Un podcast dall’inferno. Una voce artificiale riflette su se stessa e sul proprio creatore alternandosi a momenti musicali molto diversi tra loro. In alcuni passaggi emerge un immaginario onirico e visionario, che ricorda la musica di Oneohtrix Point Never e James Ferraro. In altri invece affiora un universo timbrico che rimanda al metal e all’universo dell’improvvisazione radicale.
  3. /ˈŋkan.tu/ Voci e melodie affiorano da lontano, come paesaggi sonori. Una presenza prende forma; una melodia infantile, carica di nostalgia, emerge come frammento di una memoria antica. Progressivamente, lo spazio si dilata. Un coro prende forma e trascina l’ascolto oltre il luogo fisico da cui sembra provenire, aprendo una dimensione sospesa, fuori dal tempo. In questo slittamento si avverte l’eco di William Basinski e di Taylor Dupree.
  4. /ˈkri.vu/ Da un immobile soundscape sintetico iniziale si viene travolti da una massa sonora di grande potenza, che richiama un incrocio tra Opeth e Zu. Questa energia si sgretola progressivamente in una nuvola di glitch digitali, lasciando emergere un paesaggio liminale, in cui voci misteriose dialogano attraverso un dispositivo elettronico.
  5. /pirˈrɛra/ Dentro una cava profonda, sentiamo un richiamo misterioso. La profondità si spalanca lentamente, lasciando affiorare l’energia primordiale e dirompente della terra. Un brano dominato da sonorità elettroacustiche, in cui la materia sonora agisce come una forza tellurica che apre uno squarcio su un paesaggio inaudito.
  6. /ˈʃara/ Un postludio. Un organo disegna con lentezza contemplativa un ampio spazio acustico. Due voci antiche dialogano in una litania incomprensibile, emergendo da un luogo remoto della storia e della memoria. Il brano è attraversato da una malinconia profonda per una terra scomparsa, e forse per tutte le culture cancellate dai colonialismi. Si avvertono le influenze di Basinski e dello Heiner Goebbels di A House of Call.

Credits

Simone Faraci: campionatori, sintetizzatori, basso elettrico, produzione, mix

Testi: Simone Faraci

Artwork: Simone Faraci

Mastering: Mattia Loris Siboni

 

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www.slowthrecords.com/simone-faraci